Gli orari stabiliti dal giudice ci sono, ma non vengono rispettati: il bambino “non è pronto”, non parte, ha sempre qualcosa. Ogni volta è una battaglia, e lei si sente impotente.

Non è solo una questione civile

Molti pensano che il mancato rispetto delle visite si regoli soltanto davanti al giudice civile. In parte è così — ma non solo: il mancato rispetto doloso di un provvedimento del giudice è previsto anche dal codice penale, all’articolo 388.

La prova si costruisce con un diario

Annoti tutto, con date e circostanze: ogni volta che il figlio non le viene consegnato, ogni orario saltato, ogni scusa. Un diario preciso vale più di dieci racconti a memoria, ed è ciò su cui si regge tutto.

Cosa non fare

Non risponda con la stessa moneta. Trattenere il figlio a sua volta, o smettere di versare il mantenimento per ritorsione, trasforma la sua ragione in un torto — e apre un fronte contro di lei.

Non affronti l’altro genitore d’impulso. Le discussioni davanti al bambino, o i messaggi scritti a caldo, finiscono spesso allegati a un fascicolo.

Se è lei a non riuscire a rispettare i tempi

A volte è il contrario: non fa partire il figlio perché piange, perché non vuole andare, perché teme per lui. Anche in buona fede, sappia che la buona fede va dimostrata, e che le condizioni si chiedono di cambiare, non si cambiano da sé.

È lo stesso terreno di cui mi occupo nelle separazioni e conflitti familiari con risvolti penali.


Come comincio

Il primo colloquio serve a mettere ordine e a decidere il primo passo. Costa da 100 € e alla fine le consegno un preventivo scritto, prima che esca dallo studio.

Lunedì-venerdì, 9:00–13:00 e 15:30–19:00. Se sono in udienza risponde lo studio e la richiamo appena libera. Studio in Via Guido Monaco 92, Arezzo.


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