Le domande che mi fanno più spesso
Queste sono le domande vere che mi vengono poste al telefono e al primo appuntamento. Le risposte sono generali: ogni vicenda ha caratteristiche proprie e nessuna indicazione qui riportata può sostituire l’esame del caso concreto.
Se la sua situazione è urgente, non legga: chiami.
Prima di chiamare un avvocato
Mi è arrivato un avviso di garanzia: cosa significa?
Significa che è in corso un’indagine nei suoi confronti e che il pubblico ministero sta per compiere un atto al quale lei ha diritto di partecipare con un difensore. Non è una condanna né un’accusa definitiva: è il momento in cui nasce il suo diritto di difendersi. È anche il momento in cui iniziano a correre dei termini, ed è per questo che non conviene aspettare.
Devo chiamare un avvocato subito o posso aspettare?
Subito. Nella maggior parte dei casi che arrivano nel mio studio il danno più grosso è già stato fatto prima dell’appuntamento: una frase detta alle persone sbagliate, un messaggio scritto d’impulso, un documento firmato senza capirlo. Una telefonata di dieci minuti prima di agire vale più di ore di lavoro dopo.
Cosa non devo fare dopo aver ricevuto una notifica?
Non scriva messaggi, mail o post che riguardino la vicenda: tutto ciò che scrive può finire allegato a un fascicolo. Non ne parli con le persone coinvolte. Non chieda consiglio a chi ha vissuto una situazione simile, perché ogni caso è diverso. E non firmi nulla senza averlo fatto leggere.
La polizia vuole farmi delle domande: sono obbligato a rispondere?
Dipende dalla veste in cui viene sentito, ed è la prima cosa da chiarire. Chi è indagato ha facoltà di non rispondere; chi è sentito come persona informata sui fatti ha invece obblighi diversi. Prima di presentarsi a qualunque convocazione è opportuno sapere in quale posizione si trova: si chiarisce con una telefonata.
Ho ricevuto una querela: cosa succede adesso?
La querela dà avvio a un procedimento, che passa al pubblico ministero per le valutazioni del caso. Non tutte le querele arrivano a processo, ma tutte vanno prese sul serio fin dall’inizio, perché è nella fase delle indagini che si costruisce — o si compromette — la posizione difensiva.
Costi
Quanto costa il primo colloquio?
Il primo colloquio parte da 100 €. Se il caso richiede un esame più lungo o lo studio di documenti, glielo dico prima e concordiamo l’importo: non troverà mai una sorpresa alla fine.
Quando so quanto mi costerà tutta la difesa?
Alla fine del primo colloquio, perché le consegno un preventivo scritto prima che esca dallo studio. Dentro trova costi, tempi e modalità, e se il percorso può prendere strade diverse le scrivo cosa comporta ciascuna. Se ne va a casa con un foglio in mano: nessuno le chiede di decidere in studio.
Si può pagare a rate?
Sì, dove è necessario i pagamenti si possono rateizzare. Le modalità si concordano insieme al preventivo, prima di iniziare.
Cos’è il gratuito patrocinio e come si ottiene?
È il sistema con cui lo Stato si fa carico delle spese di difesa per chi ha un reddito sotto una determinata soglia, aggiornata periodicamente. Sono iscritta nelle liste e, quando ci sono i requisiti, lo applico senza esitazioni: il diritto di difesa non può dipendere dal reddito. Se pensa di rientrarci, me lo dica al telefono e verifichiamo insieme.
Come si lavora
Cosa succede nel primo colloquio?
Mettiamo ordine. Ricostruiamo cosa è successo davvero, quali documenti ci sono, cosa è già stato fatto e cosa è stato detto. Poi le dico tre cose: cosa conta e cosa no, quali sono i rischi reali, cosa fare subito e cosa evitare. Alla fine riceve il preventivo scritto.
Se mi arrestano di notte, posso chiamare?
Sì. Se qualcuno viene arrestato alle tre di notte, mi chiamano: mi alzo, contatto la forza di polizia che ha eseguito l’arresto, raccolgo le prime informazioni e mi attivo per esserci quando serve. Il penale è un diritto che corre e non può aspettare il mattino dopo.
Come vengo tenuto informato durante il procedimento?
Le dico cosa sto facendo, cosa sta accadendo e quali passi sto preparando, con il mezzo più adatto all’urgenza. E spesso la coinvolgo direttamente nella ricostruzione dei fatti e nel recupero dei documenti: nessuno conosce la sua storia meglio di lei.
Se mi dice che non ci sono margini, cosa succede?
Glielo dico, senza giri di parole. Non alimento false speranze e non accetto una causa solo perché il cliente la vuole: parte del mio lavoro è evitare le cause inutili e proteggere chi assisto da ciò che lo danneggerebbe. Preferisco una brutta verità oggi a una buona notizia inventata che crolla tra sei mesi.
Mi giudicherà per quello che ho fatto?
No. Chi si siede davanti a me ha spesso paura del mio sguardo prima ancora che di quello del giudice. Non è il mio mestiere giudicare: è ricostruire i fatti con precisione e capire cosa si può fare.
Materie e zona
Di cosa si occupa esattamente?
Di diritto penale, di conflitti familiari con risvolti penali e di procedimenti che riguardano i minori. In concreto: separazioni che sfociano in querele, omesso mantenimento, maltrattamenti in famiglia, mancato rispetto dei provvedimenti sull’affidamento dei figli, reati contro la persona e contro il patrimonio, eredità in conflitto.
Assiste anche chi è parte offesa, o solo chi è accusato?
Entrambi. Assisto sia chi si difende da un’accusa sia chi ha subito un reato e vuole tutelarsi.
Si occupa anche di diritto del lavoro o amministrativo?
No, e preferisco dirlo prima. Sono materie che richiedono una dedizione esclusiva e un aggiornamento costante. Se il suo problema rientra in quelle, glielo dico al telefono e le indico a chi rivolgersi, senza farle perdere un appuntamento.
In quale zona lavora?
Lo studio è ad Arezzo, in Via Guido Monaco 92, a pochi passi dalla stazione. Seguo procedimenti nei tribunali del circondario e, dove il caso lo richiede, mi avvalgo di domiciliatari di fiducia.
Non ha trovato la sua domanda?
La faccia al telefono. Rispondere a una domanda non costa nulla e spesso evita un problema.
Lunedì-venerdì, 9:00–13:00 e 15:30–19:00. Se sono in udienza risponde lo studio e la richiamo appena libera.
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