Come lavoro

Cosa succede se mi chiama

La maggior parte delle persone non chiama un avvocato perché non sa cosa aspettarsi. Quanto costa. Se si impegna a qualcosa. Se verrà giudicata.

Allora glielo dico prima, passo per passo.

L'Avv. Silvia Antichetti alla scrivania del suo studio

1. La telefonata

Risponde lo studio, oppure rispondo io. Se sono in udienza, la richiamo appena libera — non resta senza risposta.

Al telefono ascolto cosa è successo, capisco se c’è un’urgenza e raccolgo i fatti principali. Se il suo problema riguarda una materia di cui non mi occupo, glielo dico subito e le indico a chi rivolgersi: non le faccio perdere un appuntamento.

Se invece è materia mia, fissiamo il primo colloquio. Non si è impegnato a nulla.


2. Il primo colloquio

Dura in genere un’ora ed è la parte più importante di tutto il percorso.

Mettiamo ordine: cosa è successo davvero, quali documenti ci sono, cosa è già stato fatto, cosa è stato detto e a chi. Ricostruisco i fatti con precisione, perché nel penale la differenza la fa il dettaglio, non l’impressione generale.

Poi le dico tre cose:

  • Cosa conta e cosa no. Molte delle cose che le sembrano decisive non lo sono. Alcune che le sembrano dettagli cambiano tutto.
  • Quali sono i rischi reali. Non quelli che teme, non quelli che spera: quelli che ci sono.
  • Cosa fare subito e cosa non fare. Spesso questa seconda parte è la più urgente.

Non la giudico. Chi si siede davanti a me ha quasi sempre paura del mio sguardo prima ancora che di quello del giudice: teme che io pensi male di lui, che non creda alla sua versione. Non è il mio mestiere giudicare. È capire cosa si può fare.


3. Il preventivo, prima che esca dallo studio

Alla fine del colloquio le consegno un preventivo scritto. Non il giorno dopo, non alla settimana prossima: seduta stante.

Dentro ci sono i costi, i tempi e le modalità del rapporto. Se il percorso può prendere strade diverse, glielo scrivo: così sa in anticipo cosa comporta ciascuna.

Se serve, i pagamenti si possono rateizzare. Sono iscritta nelle liste del gratuito patrocinio e, quando ci sono i requisiti, lo applico senza esitazioni: il diritto di difesa non può dipendere dal reddito.

Il preventivo se lo porta a casa. Nessuno le chiede di decidere in studio.


4. La strategia

Se decide di procedere, firmiamo il mandato e comincio a lavorare sul suo caso.

Studio la posizione, verifico gli atti, valuto gli scenari e costruisco una strategia concreta: cosa fare subito, cosa evitare, quali prove cercare, in quale ordine muoversi.

Non lavoro da sola quando serve di più. Ho una rete di professionisti che conosco e coordino: collaboratori in studio, domiciliatari dove il procedimento lo richiede, consulenti tecnici, e nei casi che lo giustificano investigatori privati. La scelgo caso per caso, e le dico sempre chi fa cosa.


5. Durante il procedimento

La tengo informato in ogni fase. Le dico cosa sto facendo, cosa sta accadendo e quali passi sto preparando — con messaggi, telefonate o incontri, a seconda dell’urgenza.

E spesso la coinvolgo direttamente: nella ricostruzione dei fatti, nella ricerca dei mezzi di prova, nel recupero dei documenti. La difesa si costruisce insieme. Nessuno conosce la sua storia meglio di lei.


Quando arrivano cattive notizie

Gliele dico. Senza giri di parole, senza minimizzare, senza addolcire.

Le spiego cosa è successo, perché è successo e cosa possiamo ancora fare. Il mio compito è portarla dentro i fatti, non dentro le speranze: mostrarle cosa è possibile, cosa non lo è, quali margini restano.

Nel penale la verità è un dovere. Chi difendo deve sapere esattamente dove si trova, anche quando la risposta non piace.


Se serve di notte, ci sono

Fare penale è una scelta, non un obbligo. Significa essere reperibile e rispondere anche quando sarebbe più comodo non farlo.

Se qualcuno viene arrestato alle tre di notte, mi chiamano. Mi alzo, contatto la forza di polizia che ha eseguito l’arresto, raccolgo le prime informazioni e mi attivo per esserci nel momento in cui serve davvero. A quell’ora non si organizza: si agisce.

Il penale è un diritto che corre. Non può aspettare il mattino dopo.


Quattro cose che non faccio mai

Non alimento false speranze. Se non ci sono margini, glielo dico. È più utile una brutta verità oggi che una buona notizia inventata che crolla tra sei mesi.

Non millanto conoscenze o scorciatoie. Non esistono, e chi le promette sta mentendo.

Non parlo male dei colleghi. Nella professione forense la credibilità è tutto, e si misura anche da questo.

Non accetto una causa solo perché il cliente la vuole. Ho imparato, a mie spese, che assecondare non significa tutelare. Parte del mio lavoro è evitare le cause inutili e proteggere chi assisto da ciò che lo danneggerebbe. Questa prudenza a volte viene scambiata per debolezza: è il contrario. La prudenza è forza.


Il primo passo

Non serve avere le idee chiare per chiamare. Serve chiamare prima di prendere decisioni difficili da correggere.

Lunedì-venerdì, 9:00–13:00 e 15:30–19:00.

Primo colloquio: parte da 100 €, preventivo scritto compreso.

Studio in Via Guido Monaco 92, Arezzo — primo piano, a pochi passi dalla stazione.