Le è mai venuto in mente? «Tanto lui mi deve dei soldi. Me li tengo e glieli scalo dal mantenimento.»
È umano pensarlo. Ha un credito da riscuotere, l’altro fa orecchie da mercante, e a un certo punto arriva la tentazione di fare da sé: trattengo quello che mi spetta, e siamo pari.
Peccato che, quasi sempre, sia la mossa sbagliata. E che chi la fa se ne accorga quando è ormai tardi.
Le racconto come va, perché è una situazione che mi arriva spesso.
Da una parte c’è un debito vero: un vecchio prestito mai restituito, la metà di una spesa medica dei figli, un conguaglio promesso e mai versato. Dall’altra c’è l’assegno di mantenimento. E qualcuno decide di far quadrare i conti da solo: taglia l’assegno dell’importo che vanta, e considera chiusa la partita.
La domanda che mi porta in studio è sempre quella: «Posso farlo?»
La risposta, per quanto scomoda, è no. E vale la pena capire il perché, perché cambia tutto.
Il mantenimento non è un credito come gli altri, di quelli che si sommano e si sottraggono a piacere. È una somma che la legge mette al riparo, con uno scopo preciso: coprire le spese di ogni giorno di chi ne ha diritto, tanto più quando si tratta dei figli. Ecco perché non lo si può usare come moneta di scambio. Non lo si compensa con altri debiti, non lo si sostituisce con altro. Non entra nella contabilità dei torti e delle ragioni tra ex.
Il che vuol dire due cose, a seconda di dove si trova lei.
Se il mantenimento lo riceve, quei soldi non si toccano. Nessuno può decidere da sé di scalarli perché accampa un altro credito. E se le arrivano tagliati, non è qualcosa da mandare giù in silenzio: ha pieno diritto di farlo valere.
Se invece è lei a pagarlo, si fermi un attimo prima di ridurlo o sospenderlo. Perché quella scelta non la mette al sicuro. La espone. Anche quando il credito che vuole recuperare è reale e documentato, trattenerlo dall’assegno la sposta, agli occhi della legge, dalla parte del torto.
Ed è qui che la storia sale di livello.
Non versare l’assegno deciso dal giudice non resta una faccenda da sistemare tra avvocati con due lettere. Può diventare un reato. Chi trattiene la somma convinto di essere nel giusto rischia di ritrovarsi, senza averlo previsto, con un problema penale sul tavolo. Proprio lui, che era partito da un credito legittimo.
La buona notizia? Una strada per recuperare ciò che le spetta esiste davvero. Solo che non passa dal «me lo scalo»: passa dagli strumenti giusti, quelli che le fanno ottenere i suoi soldi senza toccare il mantenimento e senza trasformarla nella parte in torto.
Il primo passo è anche il più semplice, ed è quello che le risparmia i guai peggiori: non decidere da sola. Prima di trattenere, e prima di subire un taglio, in mezz’ora si può capire dove si trova davvero e qual è la via pulita per uscirne.
A questo serve il primo colloquio. Mi porti la sua situazione, la guardiamo insieme, e le dico con chiarezza cosa conviene fare nelle prossime settimane e cosa è meglio lasciar perdere.
Chiami lo studio: 0575 23717. Oppure passi in Via Guido Monaco 92, ad Arezzo.


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