Ha ricevuto una denuncia, o ha saputo che sta per arrivare. La prima reazione è chiamare, scrivere, spiegare che non è come sembra. È esattamente ciò che non deve fare.

Una denuncia non è una condanna — ma va presa sul serio

Maltrattamenti in famiglia è un’accusa pesante (articolo 572 del codice penale), con tempi rapidi e conseguenze che possono arrivare prima ancora del processo: misure che incidono sulla vita quotidiana, sui contatti, sulla casa. Sottovalutarla è pericoloso quanto farsi prendere dal panico.

Dal momento della denuncia, ogni parola pesa

Ogni messaggio che scrive, ogni tentativo di contatto con chi l’ha denunciata, ogni reazione “per chiarire” può aggravare la sua posizione. Non risponda, non spieghi, non cerchi l’altra persona. Si faccia assistere, subito.

Cosa fare subito

Conservi tutto ciò che può ricostruire i fatti dal suo punto di vista — messaggi, date, nomi di testimoni, documenti — e non lo commenti con nessuno prima di averne parlato con un avvocato. La difesa, in questi casi, si costruisce presto e sui dettagli.

E se invece la violenza la sta subendo lei

Vale anche il rovescio. Se è lei a subire maltrattamenti, la legge prevede oggi strumenti rapidi e protezioni specifiche, e non serve avere prove complete per rivolgersi a qualcuno: il primo passo è capire cosa si può attivare, e in quali tempi. Non aspetti che peggiori.

In entrambi i casi il tempo è la variabile decisiva. Questo tema è al centro della pagina sulle separazioni e conflitti familiari con risvolti penali.


Come comincio

Il primo colloquio serve a capire in che punto siamo e cosa fare nelle prossime ore. Costa da 100 € e alla fine le consegno un preventivo scritto, prima che esca dallo studio.

Lunedì-venerdì, 9:00–13:00 e 15:30–19:00. Se sono in udienza risponde lo studio e la richiamo appena libera. Studio in Via Guido Monaco 92, Arezzo.


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