Minori nel penale: cosa deve sapere un genitore

Quando è suo figlio a entrare in un procedimento penale

Nessun genitore è pronto alla telefonata che riguarda il penale e suo figlio. Né quando è lui a essere accusato di qualcosa, né quando è lui ad averla subita.

E quasi sempre la reazione è una di due, opposte ma entrambe sbagliate: minimizzare — «sono ragazzate» — oppure agire d’impulso, da soli, per rimettere le cose a posto prima di aver capito cosa sta succedendo davvero.

Il penale dei minori non è il penale degli adulti. Ha un suo tribunale, tempi suoi, regole sue. E si muove che lei sia pronto o no. Per questo la variabile decisiva sono i primi giorni: quello che si fa — o non si fa — all’inizio pesa su tutto il resto.


Le situazioni che vedo più spesso

1. Quando suo figlio è accusato di un reato

In Italia si risponde penalmente dai quattordici anni (articolo 98 del codice penale). Sotto quella soglia il ragazzo non è imputabile, ma questo non vuol dire che non accada nulla: possono comunque essere disposte misure, e i servizi sociali entrano in gioco. Dai quattordici ai diciotto, invece, il procedimento c’è, e passa dal Tribunale per i Minorenni.

La buona notizia è che quel sistema è costruito per recuperare, non per punire. Esistono strumenti — la messa alla prova, il perdono giudiziale, la dichiarazione di irrilevanza del fatto — che, se usati bene e per tempo, possono chiudere la vicenda senza una condanna e senza lasciare un segno sul futuro del ragazzo.

Ma «orientato al recupero» non significa «senza conseguenze». Una dichiarazione fatta d’istinto, un messaggio, un post, un tentativo di sistemare le cose da soli possono chiudere proprio le porte che servivano.

Cosa fare subito: non lasci che suo figlio «spieghi» o «chiarisca» da solo, con nessuno. Non gli faccia cancellare niente. Mi chiami prima che parli con chiunque altro.

2. Quando suo figlio ha subìto un reato

Un minore può essere la persona offesa: prepotenze che diventano reato, violenze tra ragazzi, episodi nati a scuola o online. La legge lo protegge in modo specifico — con l’ascolto protetto e con tutele pensate per non farlo passare due volte dallo stesso trauma.

Quelle tutele, però, si attivano solo se qualcuno le attiva, nel modo giusto e nei tempi giusti. Non serve avere tutte le prove per rivolgersi a un avvocato: serve non aspettare, e non trasformare il confronto con l’altra famiglia in una vicenda parallela che complica tutto.

Cosa fare subito: conservi tutto — messaggi, foto, referti, nomi e date — e non affronti da solo chi ha fatto del male a suo figlio. Il primo passo è capire cosa si può attivare, e quanto tempo c’è.

3. Quando il reato passa da uno schermo

È l’area che cresce più in fretta ed è quella che i genitori vedono meno. Una chat di gruppo, un’immagine girata, un video registrato e condiviso: gesti che al ragazzo sembrano niente possono avere un peso penale — per chi li fa e, a volte, anche per chi li riceve e li rilancia.

Vale in entrambe le direzioni: che suo figlio sia quello che ha mandato, o quello che è finito in mezzo. In tutti e due i casi la reazione istintiva — cancellare — è quasi sempre l’errore più grave.

Cosa fare subito: non cancelli e non faccia cancellare niente. Quello che sembra «far sparire il problema» spesso distrugge l’unica prova a favore. Salvi, metta da parte, e ne parli con me prima di decidere.


Perché il penale minorile va trattato per quello che è

Il Tribunale per i Minorenni ragiona in modo diverso da quello ordinario: guarda al ragazzo, al suo percorso, a cosa può rimetterlo in carreggiata. Entrano in gioco i servizi sociali per i minorenni, e le scelte non si misurano solo sul fatto, ma su chi quel fatto lo ha commesso e su cosa può diventare.

Chi si occupa solo di penale degli adulti in questo terreno si muove male. E chi segue solo la separazione dei genitori si ferma nel momento in cui il minore finisce davanti al giudice penale. In mezzo resta il ragazzo.

Quando poi il minore è dentro un conflitto tra i genitori, i due piani sono lo stesso problema visto da due lati: quello che accade davanti al Tribunale per i Minorenni cambia il quadro dell’affidamento, e viceversa. È lo stesso terreno di cui mi occupo nelle separazioni e conflitti familiari con risvolti penali.


Cosa non fare, quasi sempre

Non lo faccia parlare da solo. Non con la scuola, non con l’altra famiglia, non con chi sta facendo domande. Prima di ogni parola, mi chiami.

Non minimizzi. «Sono ragazzate» è la frase che fa perdere le occasioni migliori, quelle che si giocano nei primi giorni e non tornano più.

Non cancelli e non faccia cancellare niente. Messaggi, foto, chat: cancellandoli spariscono le prove a favore, non i problemi.

Non affronti l’altra famiglia. Un confronto diretto, anche a fin di bene, diventa quasi sempre un elemento in più nel fascicolo — spesso contro di lei.


Come si comincia

Il primo colloquio serve a capire in che punto siamo e cosa fare nelle prossime ore, non nei prossimi mesi: cosa è successo, cosa è già stato fatto, quali sono i rischi reali per suo figlio e qual è il primo passo giusto.

Può venire anche da solo, prima di coinvolgere il ragazzo. Spesso è la cosa più sensata da fare.

Costa da 100 € e alla fine le consegno un preventivo scritto, prima che esca dallo studio.

Lunedì-venerdì, 9:00–13:00 e 15:30–19:00. Se sono in udienza risponde lo studio e la richiamo appena libera.

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