Se è qui, forse è successo qualcosa.
Una notifica che non si aspettava. Una convocazione. Una separazione che si sta trasformando in qualcosa di più duro. Una telefonata che riguarda suo figlio.

E adesso ha una domanda sola in testa: cosa devo fare, adesso?
Sono l’Avv. Silvia Antichetti. Sono avvocato dal 2001. Ho iniziato a lavorare in tribunale nel 1997, e da allora non ho fatto altro.
Mi occupo di diritto penale, di conflitti familiari e di procedimenti che riguardano i minori.
La prima cosa che le dico è questa: non faccia nulla prima di aver parlato con qualcuno. Nella maggior parte dei casi che arrivano nel mio studio, il danno più grosso è già stato fatto prima — una frase detta alle persone sbagliate, un messaggio scritto d’impulso, un documento firmato senza capirlo, un consiglio raccolto da chi non poteva darlo. Il primo colloquio serve quasi sempre a rimettere ordine in quello che è già successo.
Perché mi occupo di penale e di famiglia insieme
Non è dispersione. È il modo in cui i problemi arrivano davvero.
Nelle separazioni conflittuali il penale non è un’eventualità: è una tappa. Arrivano le querele, le denunce, le accuse reciproche. E in quel momento chi ha seguito solo la parte familiare si ferma, e il cliente deve ricominciare da capo con un altro professionista — dopo aver già detto e scritto cose che nel penale gli si ritorcono contro.
Lo stesso accade nelle eredità che degenerano, dove tra fratelli finiscono in mezzo appropriazioni indebite, danneggiamenti, accessi non autorizzati in casa di un genitore. E accade nei procedimenti che riguardano i ragazzi, che quasi sempre nascono dentro famiglie che si stanno spaccando.
Vedere tutti e due i piani insieme — quello familiare e quello penale — non è un di più: è quello che permette di non peggiorare la posizione mentre si cerca di difenderla.
Come lavoro
Ascolto davvero, senza giudicare. Chi si siede davanti a me ha spesso paura di essere giudicato prima ancora che dal giudice: teme che io pensi male di lui, che non creda alla sua versione. Non è il mio mestiere giudicare. È ricostruire i fatti con precisione e capire cosa si può fare.
Le dico subito cosa conta e cosa no. Molte delle cose che sembrano decisive non lo sono, e alcune che sembrano dettagli cambiano tutto. Uscire dal primo colloquio sapendo dove si trova davvero vale più di qualunque rassicurazione.
Non le dirò quello che vuole sentirsi dire. Non alimento false speranze, non prometto risultati, non millanto conoscenze o scorciatoie. Nel penale la verità è un dovere: chi difendo deve sapere esattamente dove si trova, anche quando la risposta non piace.
So dire di no. Ho imparato — a mie spese — che assecondare un cliente non significa tutelarlo. La parte più seria del mio lavoro è spesso evitare le cause inutili e proteggere chi assisto da ciò che lo danneggerebbe. Questa prudenza a volte viene scambiata per debolezza. È il contrario: la prudenza è forza.
Quando serve, rispondo
Fare penale è una scelta, non un obbligo. Significa essere reperibile e rispondere anche quando sarebbe più comodo non farlo.

Se qualcuno viene arrestato alle tre di notte, mi chiamano. Mi alzo, contatto la forza di polizia che ha eseguito l’arresto, raccolgo le prime informazioni e mi attivo per esserci nel momento in cui serve davvero. A quell’ora non si organizza: si agisce.
Il penale è un diritto che corre. Non può aspettare il mattino dopo.
Di cosa non mi occupo
Non tratto diritto amministrativo e non tratto diritto del lavoro. Sono materie che richiedono una dedizione esclusiva e un aggiornamento costante: fare tutto non è possibile, e chi ci prova diventa un tuttologo.
Preferisco dirlo prima. Se il suo problema rientra in quelle materie, glielo dico al telefono e le indico a chi rivolgersi, senza farle perdere un appuntamento.
Garante degli anziani del Comune di Arezzo
Accanto all’attività professionale ricopro l’incarico di Garante degli anziani del Comune di Arezzo: tutela dei diritti, ascolto, mediazione, progetti intergenerazionali.
È un ruolo che mi ha insegnato molto su come si sta accanto alle persone fragili e alle loro famiglie — e che ritrovo ogni volta che mi occupo di amministrazioni di sostegno, di tutela di anziani e disabili, di conflitti familiari in cui qualcuno rischia di restare senza voce.
Costi: glieli dico prima
So che è la seconda domanda che ha in testa, anche se raramente è la prima che viene fatta.
Il primo colloquio parte da 100 € e serve a mettere ordine: cosa è successo, quali sono i rischi reali, cosa fare subito e cosa evitare. Se il suo caso richiede un esame più lungo o lo studio di documenti, glielo dico prima e concordiamo l’importo: non troverà mai una sorpresa alla fine.
Se decide di procedere, riceve sempre un preventivo scritto prima di firmare qualunque cosa, con costi, tempi e modalità.
Dove è necessario, accetto pagamenti rateizzati. Sono iscritta nelle liste del gratuito patrocinio e, quando ci sono i requisiti, lo applico senza esitazioni: il diritto di difesa non può dipendere dal reddito.
Il primo passo
Non serve avere le idee chiare per chiamare. Serve chiamare prima di prendere decisioni che poi diventano difficili da correggere.
Lunedì-venerdì, 9:00–13:00 e 15:30–19:00. Se sono in udienza risponde lo studio e la richiamo appena libera.
Studio in Via Guido Monaco 92, Arezzo — primo piano, a pochi passi dalla stazione.
Avv. Silvia Antichetti — Iscritta all’Ordine degli Avvocati di Arezzo, tessera n. 495.
